L'ha costruita chi conduce assessment ogni settimana.
Omar Manzoni ha fondato AssessmentManager. Conduce assessment e development center da anni.
Il suo mestiere, per molto tempo, è stato questo: la cartella sotto il braccio, gli appunti sulle ginocchia, le fotocopie contate la sera prima. Poi le serate a trascrivere fogli scritti a mano, con la scadenza del report addosso.
Il metodo funzionava. Il resto costava ore: il materiale sparso, il tempo tenuto a orologio, le evidenze da ricostruire pagina per pagina. Gli strumenti digitali che trovava gli chiedevano di cambiare metodo per entrare nel loro.
Così ne ha costruito uno che parte dall'altra parte. Le prove, la griglia e le competenze restano del cliente; la piattaforma convoca, tiene il tempo e ordina le risposte per competenza, e la valutazione la scrive l'assessor. Oggi ci passano anche test psicometrici, survey di clima e analisi dei bisogni formativi.
Il criterio
Ogni funzione passa da una domanda sola, e la risposta è quasi sempre no:
«La userei in aula la prossima settimana?»
Il team
Accanto a Omar lavorano consulenti HR, che progettano le prove e conducono le sessioni, e chi sviluppa la piattaforma. Le funzioni nuove nascono dalle loro giornate in aula e passano tutte dalla stessa domanda.
Tre cose su cui non si tratta
Il giudizio resta dell'assessor
Le risposte arrivano già ordinate contro le competenze scelte dal cliente, con le frasi del partecipante sotto ognuna. Il punteggio e la valutazione li scrive l'assessor.
Il metodo è di chi lo ha costruito
La piattaforma lavora con le competenze e con le prove del cliente, senza riscriverle per farle entrare in uno schema. Uno strumento si digitalizza com'è.
Chi viene valutato è una persona
I dati restano in Unione Europea, il DPA si firma, i consensi sono espliciti e i registri degli accessi si consultano. Un partecipante che chiede cosa è successo dei suoi dati riceve una risposta precisa.
Conforme al GDPR e alle indicazioni dell'AI Act.
Come lavoriamo con chi ci sceglie
Quasi nessuno arriva con le prove pronte per lo schermo, e va bene: il lavoro che precede la piattaforma è lo stesso che facciamo in aula. Si guarda lo strumento, si vede come regge la somministrazione a distanza, si decide cosa cambia e cosa resta com'è.